Radhabinod Pal e la giustizia dei vincitori 

di Andrea Chiodi 
andreachiodi@alice.it

ottobre 2007

monumento al giudice Radhabinod Pal

il monumento al giudice indiano Radhabinod Pal nel mausoleo di Yasukuni dedicato ai soldati giapponesi che morirono combattendo per l' impero. Tra i due milioni e mezzo di nomi di combattenti onorati nel mausoleo, sono compresi anche molti di quelli che le potenze vincitrici dichiararono colpevoli di crimini di guerra al processo di Tokio

Il caso dell'aggressione degli Stati Uniti e della Gran Bretagna contro l'Iraq è paradigmatico. Oggi accade addirittura che gli aggressori vittoriosi, responsabili dell' uccisione di decine di migliaia di persone innocenti, abbiano organizzato un Tribunale speciale per condannare a morte il leader del paese aggredito e militarmente sconfitto. Ilgiudice indiano, Radhabinod Pal, membro del Tribunale di Tokyo, in dissenso con la maggioranza della corte, ebbe a dire con sarcasmo che "solo la guerra persa è un crimine internazionale" . (da un' intervista a Danilo Zolo  pubblicata su Liberazione, 13 novembre 2005)



Pressochè  sconosciuto è da noi il nome del giudice Radhabinod Pal, ed anche in India, sua patria, la figura del giudice e le circostanze che lo portarono a  sfidare la volontà delle  potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, mettendo in gioco la sua fortuna e reputazione, sono conosciute solo dagli addetti ai lavori. 

Al contrario la memoria del giurista è così onorata in Giappone che, recentemente, il primo ministro giapponese in visita ufficiale in India ha voluto incontrare l' anziano figlio del giurista.

Chi era Radhabinod Pal?
Giudice indiano, fu membro del Tribunale Militare Internazionale per i processi per i crimini di guerra giapponesi commessi durante la seconda guerra mondiale, meglio conosciuti come “I processi di Tokio”. 

Il tribunale aprì i lavori il 3 maggio 1946 e li chiuse il 12 novembre 1948. Circa 6000 giapponesi furono sottoposti a processo, di questi quasi 1000 furono condannati a morte e quasi 500 all’ ergastolo.
I capi di imputazione erano divisi in tre grandi categorie, la categoria A riguardava i capi di imputazione addebitati ad un gruppo di 28 fra ex ministri ed altissimi gradi  dell’ esercito giapponese, compreso il generale Tojo che fu anche primo ministro,  ed il ministro degli esteri Hirota.

Le imputazioni a carico degli imputati “eccellenti” riguardavano:

  • cospirazione finalizzata a portare avanti guerre di aggressione nell’ Asia dell’ Est e nell’ area dell’ India e del Pacifico
  • aver ordinato, autorizzato e permesso crimini di guerra;
  • non aver preso adeguate misure per prevenire il verificarsi di crimini di guerra da parte dei subalterni.

Dei 28 accusati principali, 10 furono condannati a morte (di essi 2 morirono durante il processo ed uno, impazzito, venne dichiarato non capace di intendere), 16 furono condannati all’ ergastolo,2 a pene detentive.

Il Tribunale Militare di Tokio venne istituito tramite una dichiarazione unilaterale del comandante alleato per il Pacifico generale Douglas MacArthur. In questo il Tribunale di Tokio differì completamente da quello di Norimberga per istituire il quale fu ritenuto opportuno un accordo internazionale. In questo senso il Tribunale Militare Internazionale era dunque, secondo il Conforti, un "tribunale interno, in quanto costituito con una decisione della sola Potenza occupante"(1).

I giudici del tribunale erano 11, provenienti dagli 11 paesi vincitori: Australia, Canada, Cina, Filippine, Francia, Gran Bretagna, India, Nuova Zelanda, Olanda, Russia, USA.

Alcuni di questi giudici espressero pareri dissenzienti da quelli della maggioranza: ad esempio il giudice olandese differenziò le posizioni processuali di cinque degli imputati "eccellenti" riconoscendone l' innocenza, il giudice francese Henri Bernard criticò alcuni difetti procedurali e addirittura disse: " Lo Statuto del Tribunale non era fondato su alcuna regola di diritto esistente quando le infrazioni sono state commesse" (2). Ma il giudice più critico verso il verdetto espresso dalla maggioranza del tribunale fu appunto Radhabinod Pal che scrisse un  corposo "Dissenting Judgement"  che non fu reso pubblico e fu per un certo periodo di tempo secretato.

Commentatori e studiosi recenti (3) hanno ripreso le perplessità che erano state manifestate già in seno al collegio giudicante, facendo  notare come alcune procedure adottate nel processo palessassero un' evidente mancanza d' imparzialità. 

Innanzitutto era carente il rigore nell' esame dell' ammissibilità delle prove: il decreto d' istituzione del tribunale (4) stabiliva che le prove contro gli accusati potevano consistere in qualsiesi documento "without proof of its issuance or signature" come diari, lettere, articoli di stampa, dichiarazioni giurate o non giurate. Invero l' Articolo 13 del decreto d' istituzione riportava: "The tribunal shall not be bound by technical rules of evidence . . . and shall admit any evidence which it deems to have probative value". Per comprendere l' importanza di questo modo di operare, basta semplicemente considerare alcuni dei documenti ammessi come prova: ad esempio articoli di stampa di campo alleato apparsi durante la guerra (al contrario quelli di fonte giapponese non furono ammessi come prova) (3),   lettere presumibilmente scritte da cittadini giapponesi furono ammesse benchè non ci fossero prove della loro autenticità etc. Alla fine, una volta che  che l' accusa ebbe finito, il Tribunale stabilì la "Best Evidence Rule" e cioè che solo evidenze e documenti sicuramente autentici potessero essere prodotti (per esempio una mappa invece che una descrizione; un originale invece che una copia, un testimone diretto invece che riportare dichiarazioni fatte da qualcun altro). Il giudice Pal osservò:, "in a proceeding where we had to allow the prosecution to bring in any amount of hearsay evidence, it was somewhat misplaced caution to introduce this best evidence rule particularly when it operated practically against the defense only" (in un processo dove abbiamo permesso all' accusa di presentare qualsivoglia diceria, è una distorta cautela introdurre questa regola della migliore evidenza particolarmente considerando che ha praticamente avuto applicazione solo nei confronti del materiale presentato dalla difesa).

Un altra evidente irregolarità riguardava la scelta dei giudici: gli undici giudici provenivano solo dalle nazioni vincitrici. Nessuna valutazione delle loro credenziali fu effettuata. I giudici non erano obbligati ad  essere presenti al dibattimento ed inoltre  due giudici furono rimpiazzati dopo l' inizio del procedimento. Poichè  per procedere era necessaria solo la presenza di  sei giudici su undici e poichè le decisioni erano prese a  maggioranza semplice tra i giudici presenti, poteva accadere che importanti decisioni venissero prese solo con il voto di quattro giudici su undici.  Per di più  non c'era nessuna regola circa il modo di deliberare prima di prendere una decisione: la deliberazione  presa dalla maggioranza dei giudici veniva stilata senza alcuna concertazione con i dissenzienti. Questi difetti procedurali divennero più chiaramente manifesti al momento del verdetto. Sei giudici (di Canada, Cina, New Zealand,  Unione Sovietica, Gran Bretagna e USA, parzialmente il giudice delle Filippine) stesero il verdetto riconoscendo i 28 imputati colpevoli. I giudici di Francia, Olanda e India prepararono tre "dissenting opinions", il giudice Australiano una "separate opinion", inoltre  una "concurrent opinion" fu stilata dal giudice delle Filippine. Tali opinioni contrarie al verdetto di maggioranza, dal punto di vista giuridico, non furono tenute in nessun conto e non ebbero alcun seguito.  (5,  pagg. 81-88 e 161).

Il terzo importante difetto procedurale riguarda la giurisdizione ed è pressochè una costante nei tribunali  di questo tipo: i reati addebbitati  erano stati dichiarati tali in forza di "leggi" emanate comunque successivamente  al momento in cui i reati sarebbero stati commessi. In altre parole si era data una validità retroattiva alle disposizioni emanate a guerra finita (e per di più evidentemente finalizzate proprio a punire quegli specifici imputati) . A tale riguardo si ricorda che ad esempio l' articolo 25 della Costituzione della Repubblica Italiana, stabilisce: "nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso".

Solo nel 1977, furono pubblicati integralmente gli atti del  Tokyo Tribunal da B.V.A. Roling, e R. F. Rutter (7), comprensivi del verdetto di maggioranza, delle tre   dissenting opinions della  separate opinion e della concurring opinion.

Tra le "dissenting opinions" degli altri giudici, oltre quella del giudice francese di cui si è già detto, va citata quella di Bernard V. A. Röling (Olanda) che fece notare come fosse impossibile da definire con chiarezza il concetto di cospirazione finalizzata a portare avanti guerre di aggressione, rilevando le difficoltà e limitazioni nell' attribuire a  responsabilità individuali quelle che erano  decisioni di governo e come parimenti fosse problematico definire la responsabilità in merito all' accusa di non aver preso adeguate misure per prevenire il verificarsi di crimini di guerra da parte dei subalterni. Il giudice australiano William Webb, anche lui in dissenso con i sette giudici di maggioranza,  scrisse una "separate opinion" in cui  faceva notare come, sempre a riguardo della controversa accusa di "guerra di aggressione", nessun imputato al processo di Norimberga era stato condannato a morte per questo reato. Egli concludeva: "unless the Japanese accused are to be treated with less consideration than the German accused, no Japanese should be sentenced to death . . ." In alternativa egli proponeva la napoleonica tradizione dell' esilio piuttosto che la condanna a morte.

Il giudice Pal  sostenne la non colpevolezza di tutti gli imputati riguardo ad ognuno dei capi di accusa:

"I would hold that each and every one of the accused must be found not guilty of each and every one of the charges in the indictment and should be acquitted on all those charges" concluse Pal  nel suo "Dissenting Judgement" (6) (Sostengo che ognuno e tutti gli imputati devono essere giudicati non colpevoli di ognuno e tutti i capi di accusa del processo e  devono essere prosciolti da ogni imputazione)

Nel suo "dissenting opinion" Pal fece rilevare tutte le incongruenze e le ipocrisie su cui erano costruite le accuse di cospirazione per aver preparato e scatenato una "guerra di aggressione" e come  tale imputazione venisse in realtà proposta solo nei confronti delle azioni degli  sconfitti.  La stessa accusa avrebbe potuto benissimo  essere fatta per lo meno ad alcune delle nazioni vincitrici i cui rappresentanti  sedevano nel collegio giudicante, in quanto la definizione di "aggressione" poteva ben valere anche per le loro azioni:

"Justice Jackson, al processo di Norimberga ha proposto una definizione di aggressore atta a determinare la criminalità dell' azione dell' aggredire. secondo Jackson:

- si può definire aggressore  generalmente lo stato  che per primo commette uno dei seguenti atti: 1. Dichiarazione  di guerra ad un' altro stato.
2. Invasione per mezzo delle sue forze armate del territorio di un altro stato, con o senza dichiarazione di guerra.
3. Attacco attraverso forze di terra, navali od aeree sul territorio o contro navi od aerei di un altro stato con o senza dichiarazione di guerra.
4. Invio di aiuti  a bande armate formate nel territorio di un altro stato o rifiuto, nonostante la richiesta dell' altro stato, di prendere sul proprio territorio tutte le misure  in suo potere per impedire a  queste bande di ottenere assistenza o protezione - 

Alcune di queste definizioni ci metterebbero in seria difficoltà nel nostro caso. Dobbiamo ricordare che l' URSS e l' Olanda sono nel nostro caso tra le nazioni accusatrici ed entrambe hanno dichiarato per prime guerra al Giappone. Ciò riguarda sopratutto l' URSS in quanto anche se si ammettesse che l' autodifesa possa essere in certe condizioni invocata per giustificare l' inizio di una guerra, le circostanze in cui l' URSS ha dichiarato guerra al Giappone  ben difficilmente  giustificherebbero questa come una guerra intrapresa per necessità di autodifesa. Sarebbe forse difficile intravedere "una necessità immediata e schiacciante di autodifesa senza alternative e discussioni" nell' intraprendere una guerra contro un Giappone già sconfitto... Il Giappone era già stato fatalmente indebolito e l' URSS ben lo sapeva. La prima bomba atomica sul Giappone è del 6 agosto 1945. L' URSS dichiarò guerra al Giappone  l' 8 agosto 1945....(8)"

Ma le critiche di Pal non si fermarono qui e  coinvolsero anche l' operato degli Stati Uniti nel periodo precedente l' attacco a Pearl Harbor, in particolare Pal anticipò l' interpretazione, poi fatta molte altre volte negli anni successivi, che le misure economiche e di boicottaggio commerciale prese dagli Stati Uniti nei confronti del Giappone, abbiano costretto i Giapponesi ad entrare in guerra. 

The employment of a boycott against a country engaged in war amounts to a direct participation in the conflict, which may, in fact, prove to be as decisive of the result as if the boycotters were themselves belligerents. It is defiant of the theory of neutrality and of the fundamental obligations that the law of nations still imposes upon non-belligerent Powers.

The economic measures taken by America against Japan as also the factum of ABCD encirclement scheme will thus have important bearings on the question of determining the character of any subsequent action by Japan against any of these countries. Of course, whether or not, any such encirclement scheme, military or economic, did exist in reality is a question of fact to be determined on the evidence adduced in the case.
The prosecution characterized the economic blockade against Japan as aiming only at the diminution of military supplies. According to the defense "the blockade affected all types of civilian goods and trade, even food". The defense says: "This was more than the old fashioned encirclement of a nation by ships of overwhelming superiority and refusing to allow commerce to enter or leave. It was the act of all powerful and greatly superior economic states against a confessedly dependent island nation whose existence and economics were predicated upon world commercial relations." I shall revert to this matter while considering the phase of the case relating to the attack on Pearl Harbor.

I believe I have said enough to indicate that in deciding whether or not any particular action of Japan was aggressive we shall have to take into account the antecedent behavior of the other nation concerned including its activity in adverse propaganda and the so-called economic sanction...

(L' attuazione di un boicottaggio contro una nazione impegnata in una guerra equivale ad una diretta partecipazione nel conflitto che può in effetti rivelarsi tanto decisiva nei suoi effetti come se i boicottatori fossero essi stessi belliggeranti. E' una provocazione contro il concetto di  neutralità e contro gli obblighi fondamentali che la legge delle nazioni impone alle potenze non belligeranti.
Le misure economiche prese dagli Stati Uniti contro il Giappone  come pure lo schema dell' "accerchiamento ABCD" (American - British - Chinese - Dutch) avrà importanti rapporti sulla questione di determinare il carattere di ogni successiva azione del Giappone contro ognuna di queste nazioni. Naturalmente se questo schema di accerchiamento, militare o economico, avvenne o no, in realtà è una questione di fatto da essere determinata dalle prove addotte nel caso.
L' accusa ha descritto il blocco economico contro il Giappone come avente per obiettivo solo la diminuzione dei rifornimenti militari. Secondo la difesa "il blocco riguardava tutti i tipi di merci civili ed il commercio, anche prodotti alimentari". La difesa dice: "Questo fu più pesante che l' accerchiamento, vecchia maniera, di una nazione operato da una forza navale superiore finalizzato ad impedire l' entrata e l' uscita di merci. Fu l' azione di tutte le potenze superiori economicamente contro una nazione insulare per propria confessione dipendente dalle relazioni commerciali" Devo ritornare a questo argomento nel considerare gli aspetti relativi all' accusa dell' attacco di Pearl Harbor.
Penso di aver detto abbastanza per indicare che, nel decidere se una particolare condotta del Giappone fu aggressiva o no, noi dobbiamo esaminare il comportamento precedente dell' altra nazione inclusa l' attività di propaganda ostile e le cosiddette sanzioni economiche). (8)

Per di più l ' America aveva aiutato, economicamente ma anche fornendo materiale bellico, la Cina mentre questa era impegnata nella guerra contro il Giappone,  e questo,  ai sensi della precedente definizione di aggressione, poteva ben essere considerato un vero e proprio atto di guerra:

It is now known that at the end of 1936 Chiang Kai-shek and the Kuomintang united with the Chinese Communists against Japan. It was this unification, which in July 1937, precipitated the present Japanese war against China. Since this unification of the Chinese, America helped them against Japan in various ways.
The Prosecution admits that "the United States rendered aid economically and in the form of war materials to China to a degree unprecedented between non-belligerent powers and that some of her nationals fought with the Chinese against the aggression of Japan."
Aggression, I believe, is not always easily discernible. It may necessitate an enquiry into a complex situation not unmixed with law. Japan might take this participation by the United States as an act of belligerency.
International law perhaps does not take cognizance of the efforts or desires of the country that seeks to participate in a contest and yet remain at peace. If it will participate as a supporter of a favored belligerent, international law decrees that it does so squarely as a belligerent and not as a neutral...(8)

Le frasi del giudice Pal sull' uso della bomba atomica e sull' ipocrita autodifesa che sarebbe servita ad abbreviare la guerra, sono tra le più dure:

The Kaiser Wilhelm II was credited with a letter to the Austrian Kaiser Franz Joseph in the early days of that war, wherein he stated as follows: "My soul is torn, but everything must be put to fire and sword; men, women and children and old men must be slaughtered and not a tree or house be left standing. With these methods of terrorism, which are alone capable of affecting a people as degenerate as the French, the war will be over in two months, whereas if I admit considerations of humanity it will be prolonged for years. In spite of my repugnance I have therefore been obliged to choose the former system." This showed his ruthless policy, and this policy of indiscriminate murder to shorten the war was considered to be a crime. In the Pacific war under our consideration, if there was anything approaching what is indicated in the above letter of the German Emperor, it is the decision coming from the allied powers to use the atom bomb. Future generations will judge this dire decision. History will say whether any outburst of popular sentiment against usage of such a weapon is irrational and only sentimental and whether it has become legitimate by such indiscriminate slaughter to win the victory by breaking the will of the whole nation to continue to fight. We need not stop here to consider whether or not "the atom bomb comes to force a more fundamental searching of the nature of warfare and of the legitimate means for the pursuit of military objectives." It would be sufficient for my present purpose to say that if any indiscriminate destruction of civilian life and property is still illegitimate in warfare, then, in the Pacific war, this decision to use the atom bomb is the only near approach to the directives of the German Emperor during the first World War and of the Nazi leaders during the second World War. Nothing like this could be traced to the credit of the present accused...(9)

Ed ancora, in riferimento alle regole del diritto internazionale di guerra, che impongono di attaccare soltanto obiettivi militari:

It is needless to say that during this war even the victor allied powers did not follow these rules of bombardment. Leaving aside the case of bombardment by atom bomb, even in using the ordinary bombs, the suggested rules of bombardment were not at all heeded...(10)

Noam Chomsky  fa sue le parole del giudice Pal: "Quando ci lamentiamo circa la coscienza della Germania noi chiediamo loro di fare mostra di autocritica, una buona cosa, senza dibbio. Ma per noi la questione è infinitamente più seria. Non è una questione di autocritica riguardo i peccati del passato. Come il Kaiser tedesco, noi crediamo che ogni cosa debba essere messa a ferro e fuoco in maniera che la guerra finisca più presto e noi ci comportiamo conseguentemente. A differenza del Kaiser il nostro animo non è straziato. Manteniamo una relativa calma mentre  continuiamo, oggi, a scrivere nuovi capitolo di storia con il sangue di inermi ed innocenti" (9). 

 
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concludiamo con le parole di Danilo Zolo, tratte da un articolo su il Manifesto, del 24 dicembre 2003:

"I processi internazionali di Norimberga e di Tokyo - è stato il massimo giurista del secolo scorso a sostenerlo, Hans Kelsen - hanno stravolto l'idea di giustizia, annullandone ogni distinzione rispetto alla politica e alla guerra. Sono stati una resa dei conti, il regolamento delle pendenze, la vendetta dei vincitori sui vinti. E' stata una parodia giudiziaria con una letale valenza simbolica. Essere sconfitti e uccisi in guerra è cosa normale e persino onorevole. Ma essere giustiziati dopo essere stati sottoposti alla giurisdizione del nemico è una sconfitta irreparabile, è la degradazione estrema della propria dignità e identità."



Andrea Chiodi - ottobre 2007



fonti:



(1) - CONFORTI, Diritto Internazionale, p.208

(2) - New York Herald Tribune, del 14 novembre 1948. Citato in.: EZECHIA PAOLO REALE, Lo Statuto della Corte Penale Internazionale, CEDAM, 1999

(3) -  Charles Anthony SMITH "The Primacy of Politics: Justice, Power, and War Crimes Trials" in: The Online Journal of Peace andconflict Resolution, agosto 1999 

(4) -  Charter of the International Military Tribunal for the Far East

(5) - MINEAR, R.H. 1971. Victor's Justice: The Tokyo War Crimes Trial. Princeton, N.J.: Princeton University Press.

(6) - articolo sul New York Times del 31 agosto 2007, di  NORIMITSU ONISHI

(7) - BERNARD V.A. ROLING & FRITZ REUTER - The Tokyo Judgment  eds., 1977

(8) - RADHABINOD PAL - pagine estratte dalla sua dissenting opinion

(9) - NOAM CHOMSKY -  On the Backgrounds of the Pacific War

(10) - Röling & Rüter, The Tokyo Judgment, Amsterdam, 1977, II, p. 1025


approfondimenti:


Noam Chomsky - Anno 501 la conquista continua - Capitolo 10 L'ETERNO CRIMINE Dl PEARL HARBOR

NOAM CHOMSKY -  On the Backgrounds of the Pacific War

Neil McDonald - To What Extent Did Victors Vengeance Influence the Tokyo Trials? 

il verdetto a maggioranza del tribunale di Tokyo