SICILIA 1943

generale George S. Patton



Il 23 e il 24 giugno 2004 Gianluca Di Feo scrive due articoli  sul Corriere della Sera (1) che per la prima volta, almeno in Italia, squarciano un velo di omertà durato 60 anni: nel luglio 1943 soldati americani appartenenti alla 45esima Divisione dell' armata comandata dal generale George Smith Patton, appena sbarcati in Sicilia, uccisero a sangue freddo diverse decine di soldati italiani (ed anche alcuni soldati tedeschi) che si erano arresi. Gli episodi citati dal giornalista sono diversi, di due, quelli avvenuti nell'aeroporto di Biscari, nel Ragusano, si conosce ogni dettaglio. 


I primi giorni dello sbarco in Sicilia videro aspri combattimenti nella piana intorno Gela. Lo sbarco ebbe inizio intorno  le 2:30 della  mattina del 10 luglio: i reparti del 429° battaglione costiero, schierato lungo le casamatte a difesa della spiaggia e dell' abitato, comandato dal maggiore Arnaldo Rabellino, subiscono il primo urto americano ma tengono finchè possibile, causando pesanti pedite negli attaccanti e permettendo di guadagnare tempo. Alla fine il battaglione lascerà sul campo 17 ufficiali e 180 soldati pari a poco meno del 50% degli effettivi disponibili (2) Solo intorno le 8,00 del mattino gli americani riescono infine ad entrare in Gela, ma intanto  cominciano ad affluire dalle retrovie i reparti  italiani della divisione Livorno,  quelli tedeschi della Herman Goering ed un gruppo mobile di carri leggeri italiani. Il contrattacco delle forze italotedesche è tanto disperato quanto  determinato, per le intere giornate del 10 e dell' 11 i reparti italiani contrattaccano, riuscendo più volte a raggiungere le case di Gela ed a respingere gli americani verso il centro del paese ed in direzione della spiaggia. Alla fine sotto l' incessante tiro delle artiglierie della flotta d' invasione e sotto l' azione dell' aviazione  americana, l' impeto della Livorno si esaurisce. La maggior parte dei caduti italiani sono ascrivibili proprio al fuoco delle navi. Gli italiani iniziano a ritirarsi incalzati dalle fanterie americane. Il 13 cade Niscemi ed il 14 Biscari.  Nei pressi dell' areoporto di Biscari si svolse in due momenti successivi e distinti il tragico massacro di prigionieri italiani di cui ormai si conoscono tutti i dettagli.

Scrive Di Feo:

«Il capitano Compton radunò gli italiani che si erano arresi. Saranno stati più di quaranta. Poi domandò: "Chi vuole partecipare all' esecuzione?". Raccolse due dozzine di uomini e fecero fuoco tutti insieme sugli italiani».

«Il sergente West portò la colonna di prigionieri italiani fuori dalla strada. Chiese un mitra e disse ai suoi: "E' meglio che non guardiate, così la responsabilità sarà soltanto mia". Poi li ammazzò tutti»... (1)

Probabilmente i due episodi avvenuti a Biscari sarebbero passati inosservati ed impuniti come chissà quanti altri episodi simili se non fosse stato per il verificarsi di una serie di circostanze fortuite e per l' onesto, civile  e coraggioso  comportamento del cappellano tenente colonnello William King. 

Nel suo libro The Day of Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944,  Rick Atkinson così descrive la scoperta fatta dal cappellano King:

Il mattino successivo (quindi il 15 luglio) alle 10:30 il tenente colonnello William E. King guidava la sua jeep verso l' aeroporto di Biscari da poco conquistato. Durante la prima guerra mondiale King era stato  ferito ed aveva temporaneamente perso la vista. Questa esperienza drammatica lo aveva spinto a diventare ministro della chiesa battista. Ora, diventato cappellano della 45a Divisione,  serviva contemporaneamente il Signore ed il suo paese, apprezzato per la sua generosità e per la brevità dei suoi sermoni. La sua attenzione fu catturata da una pila di corpi in prossimità di un oliveto ed egli fermò la jeep e scese a bocca aperta ad investigare. "La maggior parte giacevano a testa in giù, alcuni faccia in su" - raccontò King più tardi - "tutti quelli che giacevano supini mostravano  un  colpo d' arma da fuoco proprio sulla parte sinistra, nella zona del cuore". La maggior parte anche mostrava ferite alla testa; bruciature sui capelli e tracce di polvere indicavano che i colpi erano stati sparati a distanza ravvicinata. alcuni soldati  che si riposavano nei dintorni raggiunsero il cappellano protestando che essi "avevano preso le armi proprio per combattere quel genere di cose" - disse King - "Essi si vergognavano dei loro stessi  connazionali" Il cappellano tornò in fretta verso il comando della divisione per raccontare la crudele scoperta.

The next day at 10:30 a.m., Lieutenant Colonel William E. King drove his jeep up the Biscari road toward the now secure airfield. It was said that King had been temporarily blinded during World War I, and the ordeal had propelled him into the ministry as a Baptist preacher. He now served God and country as the 45th Division chaplain, admired for his generosity and the brevity of his sermons. A dark mound near and olive grove caught his eye, and he stopped the jeep, mouth agape, to investigate. ‘Most were lying face down, a few face up,’ King later recalled. ‘Everybody face up has one bullet hole just to the left of the spine in the region of the heart.’ A majority also had head wounds; singed hair and powder burns implied the fatal shots had come at close range. A few soldiers loitering nearby joined the chaplain, protesting that ‘they has come into the war to fight against that sort of thing,’ King said. ‘They felt ashamed of their countrymen.’ The chaplain hurried back to the division command post to report the fell vision.
(The Day of Battle: The War in Sicily and Italy, 1943-1944. By Rick Atkinson)

Una circostanza che pure permise al caso di venire a galla fu il contrasto caratteriale tra il generale Omar N. Bradley comandante del 2° corpo della  7a armata americana ed il suo superiore  generale Patton a comando dell' intera 7a armata. Riflessivo e metodico il primo, irruento ed impulsivo il secondo, tra i due non poteva correre buon sangue. Il cappellano King riferì a Bradley gli episodi di cui era venuto a conoscenza. Bradley aveva avuto già notizia del massacro e si portò a Gela ove era il comando d' armata per riferire a Patton che da 50 a 70 prigionieri erano stati assassinati  ‘in cold blood and also in ranks.’ (3).

Patton riportò la propria reazione nel suo diario:

"E' venuto da me Bradley un uomo fin troppo corretto, molto nervoso per dirmi che un capitano ha preso sul serio il mio ordine di uccidere chi continuava a sparare anche quando eravamo a meno di 200 metri. Il capitano ha ammazzato quasi 50 prigionieri a sangue freddo e raggruppandoli, cosa che costituisce un errore ancora più grande. Gli ho risposto che probabilmente era una notizia esagerata. Ma in ogni caso di dire al capitano di dichiarare che quegli uomini erano dei cecchini o avevano tentato di fuggire perchè c'è il rischio che finisca tutto sui giornali ed i civili diventino furiosi. Comunque sia andata, sono morti e non c'è più nulla da fare" (4)

‘I told Bradley that it was probably an exaggeration, but in any case to tell the officer to certify that the dead men were snipers or had attempted to escape or something, as it would make a stink in the press and also would make the civilians mad. Anyhow, they are dead, so nothing can be done about it.’ (3)


Il 9 agosto Bradley chiese di nuovo a Patton di arrestare i protagonisti dei due episodi, i summenzionati  sergente West e capitano Compton. Pochi giorni dopo, di fronte l' inattività del superiore Bradley ordina personalmente l' arresto dei fucilatori di Biscari (4).

Cosa in realtà pensasse Patton riguardo i prgionieri lo si deduce dalle sue stesse parole:

"Adesso alcuni ragazzi con i capelli ben pettinati stanno tentando di dire che ho ammazzato troppi prigionieri. Ma quelle stesse persone gioiscono per stragi di giapponesi ben più grandi. Ebbene più nemici ho eliminato, meno uomini  ho perso, ma essi non si curano di ciò"  

"Some fair-haired boys are trying to say that I kill too many prisoners. Yet the same people cheer at the far greater killings of Japs. Well the more I killed, the fewer men I lost, but they don't think of that."(3); (5)

Dalle parole di Patton si coglie non solo la sua personale indifferenza nei confronti di alcune fondamentali regole di guerra, ma anche è da rilevare l' esplicita accusa di ipocrisia nei riguardi dei suoi detrattori in quanto a suo dire, e noi ne siamo convinti quanto lui, gli americani facevano ben di peggio nel teatro del Pacifico.

A seguito della denunzia operata dal cappellano colonnello William King, furono  celebrati, nel massimo segreto, nell'autunno 43 due processi:  la corte marziale USA accusò il sergente Horace T. West dell' omicidio di  37 italiani, il plotone d esecuzione del capitano John C. Compton almeno 36.

il capitano John C. Compton non cercò scuse: davanti alla corte marziale disse solo di avere obbedito agli ordini emanati da Patton subito prima dello sbarco in Sicilia:

When we land against the enemy, don't forget to hit him and hit him hard. When we meet the enemy we will kill him. We will show him no mercy. He has killed thousands of your comrades and he must die. If you company officers in leading your men against the enemy find him shooting at you and when you get within two hundred yards of him he wishes to surrender – oh no! That bastard will die! You will kill him. Stick him between the third and fourth ribs. You will tell your men that. They must have the killer instinct. Tell them to stick him. Stick him in the liver. We will get the name of killers and killers are immortal. When word reaches him that he is being faced by a killer battalion he will fight less. We must build up that name as killers
(Botting, Douglas & Sayer, Ian: Hitler's Last General: The case against Wilhelm Mohnke. Bantam Books, London, 1989, ppag. 354-9)

La corte condannò il sergente West all'ergastolo. Ovviamente la pena  non venne mai eseguita.   West fu dapprima trattenuto  agli arresti in una base del Nord Africa.  Il 1° febbraio 1944 il capo delle pubbliche relazioni del ministero della Guerra sollecita al comando alleato di Caserta un «atto di clemenza» per West: «Non possiamo - è il testo della lettera pubblicata da Stanley Hirshson nel 2002 - permettere che questa storia venga pubblicizzata: fornirebbe aiuto e sostegno al nemico. inoltre potrebbe scuotere una parte dell' opinione pubblica dei nostri cittadini che sono così lontani dal campo di battaglia e  potrebbero non capire la ferocia che è insita nella guerra..."("that no publicity be given to this case because to do so would give aid and comfort to the enemy and would arouse a segment of our own citizens who are so distant from combat that they do not understand the savagery that is war.").

Così dopo solo sei mesi, West viene rilasciato e mandato al fronte. Le notizie riguardo il suo destino sono contradditorie, ma secondo alcuni degli autori che si sono occupati del caso, è probabile sia sopravvissuto alla guerra ed abbia vissuto fino a tarda età.

Solo dopo che con l' uscita degli articoli e degli scritti di Di Feo,  Bartolone e Ciriacono il caso era diventato di dominio pubblico, furono intraprese iniziative ufficiali riguardo la strage. 

Nel giugno del 2004 il deputato Gennaro Malgieri presenta un' interrogazione al Presidente del Consiglio per conoscere quali passi Egli intenda compiere presso gli USA a seguito delle rivelazioni sulle stragi. (8

Nel riquadro è inoltre riportato un  comunicato dell' ANSA che informa delle tardive iniziative della procura militare. 

ansa - 2007
SICILIA, STRAGE USA DEL 43. E' VIVO L'ACCUSATO?
da ANSA
PALERMO - Ci sono voluti quasi 64 anni. E alla fine l'inchiesta su una strage  dimenticata, compiuta dalle truppe americane in Sicilia nell'estate del 1943, si chiude con un solo accusato che oggi, se fosse ancora in vita, dovrebbe avere 98 anni. La Procura militare di Palermo ha cercato inutilmente di rintracciarlo e ora vuole processarlo come unico responsabile dell'eccidio di 36 soldati italiani presi prigionieri durante la battaglia attorno all'aeroporto di Biscari. Il procuratore militare Enrico Buttitta ha chiesto di portare in giudizio il sergente Horace T. West, che imbracciò il mitra e sparò all'impazzata contro la colonna di prigionieri inermi in cammino verso un punto di raccolta.
Morirono quasi tutti: alla sventagliata dei colpi sopravvissero solo alcuni e due di loro, creduti morti, hanno rassegnato ai magistrati testimonianze sofferte e drammatiche.

 

sentenza

la sentenza (ovviamente inapplicata) contro il sergente West

Al contrario il capitano John Compton fu assolto: la corte marziale riconobbe che aveva agito per seguire gli ordini superiori, ma nessun procedimento venne certamente avviato nei confronti di Patton nè egli venne interrogato come testimone. E così Patton,  tanto criticato ed oggetto di uno scandalo unanime perchè in Sicilia in un ospedale aveva schiaffeggiato un soldato  ricoverato per shock (che Patton riteneva si trattasse di codardia), non fu oggetto di nessuna critica o appunto  per aver dato ordini che esplicitamente invitavano a non avere alcuna pietà per i nemici che si volessero arrendere. 



Il massacro di Biscari fu tenuto segreto così bene che pochissimi soldati nella stessa divisione ne ebbero mai notizia alcuna. 

Ma il giornalista Di Feo enumera i luoghi e le circostanze anche di altre stragi:

Altri due eccidi sono stati descritti da un testimone oculare, il giornalista britannico Alexander Clifford, in colloqui e lettere ora divulgate. Avvennero nell' aeroporto di Comiso, quello diventato famoso mezzo secolo dopo per gli euromissili della Nato. All' epoca era una base della Luftwaffe, contesa in una sanguinosa battaglia. Clifford disse che sessanta italiani, catturati in prima linea, vennero fatti scendere da un camion e massacrati con una mitragliatrice. Dopo pochi minuti, la stessa scena sarebbe stata ripetuta con un gruppo di tedeschi: sarebbero stati crivellati in cinquanta. Quando un colonnello, chiamato di corsa dal reporter, fermò il massacro, solo tre respiravano ancora. (Gianluca Di Feo - Corriere della Sera - 23 giugno 2004)

Successivamente agli articoli di Di Feo, sono andati in stampa nel 2005 due libri sullo stesso argomento. Nel  libro di Giovanni Bartolone "Le altre Stragi" l' autore  documenta varie stragi di civili e militari operate in Sicilia dagli americani. Oltre alla strage di Biscari veniamo così a conoscere altri nomi dimenticati: le stragi di Piano Stella,  di Comiso, di Castiglione, di Vittoria, di Canicattì, di Paceco, di Butera, di Santo Stefano di Camastra...

Sempre nel 2005 Gianfranco Ciriacono pubblica "Le stragi dimenticate - Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella" per i tipi di una piccola casa editrice di Ragusa, Cooperativa Cdb  A raccontare cosa accadde quel 13 luglio 1943 a Piano Stella è  Giuseppe Ciriacono, nonno dell' autore, unico sopravvissuto. 

«Verso il pomeriggio tardi sentimmo qualcuno che chiamava dall’esterno del rifugio: "uscite fuori, uscite fuori", la voce gridava. Così uscimmo fuori e trovammo u soldato che parlava bene l’italiano e ci chiese di entrare a casa per vedere se vi erano soldati tedeschi. Mio padre si apprestò a fare perlustrare la casa, ma quando arrivammo davanti alla porta ci accorgemmo che già i soldati avevano sfondato la porta ed erano entrati. Dopo qualche ora arrivarono altri soldati… ormai era l’imbrunire. Ci fecero segno di uscire, ma nessuno parlava italiano. eravamo in sei persone e ci fecero segno di seguirli verso Acate. Il nostro podere confinava con il territorio della provincia di Ragusa e, dopo aver camminato un po’, giungemmo presso una casa che apparteneva a un certo Puzzo… Gli americani ci portarono in questa casetta, il terreno circostante era piantato a vigneto e lì ci fecero segno di sederci… Poi i soldati imbracciarono delle armi, dei fucili mitragliatori, e si misero ad angolo, uno da un lato e l’altro dall’altro. Ricordo che quando assunsero questa posizione il signor Curciullo, che era accanto a me, disse: "compari Pippinu haiu ‘mprissioni che ci vogliono uccidere" . A questo punto, mentre parlavano, mi sentii prendere da qualcuno per il bavero della camicia e tirarmi su… allora ero ragazzino, andavo ancora alle elementari e sentivo i racconti dei fratelli Bandiera e cose del genere e pensai che il primo ad essere ucciso sarei stato proprio io. Quando mi sentii tirare per il bavero, girandomi vidi questo americano che aveva il fucile abbrancato, con lamano sinistra teneva un’anguria e con la destra mi tirava. Appena mi girai a guardarlo disse delle frasi che a mio parere volevano dire di allontanarmi. Non appena mi allontanai 20, 30 passi circa sentii una raffica di mitra e le urla di mio padre, del mio amico e degli altri». 

Concludiamo con le parole che ebbe a dire Gianfranco Ciriacono in un' intervista a Oggi 7 (9) rilasciata nel 2005: 

''Che la storia la scrivano i vincitori è fatto arcinoto e ciò può trovare una spiegazione, seppure perversa ed inaccettabile, laddove si tratti di storici appartenenti alla Nazione vincitrice, ma nel nostro caso ciò che ripugna è il silenzio degli storici di casa nostra, di quelli che per più di 60 anni non hanno ritenuto importante studiare, indagare, informarsi ed informare sugli accadimenti di quei giorni." (9)

ed ancora...

''L’icona del soldato americano rappresentava la libertà, dolciumi, sigarette e razioni C. L’America aveva mandato la crema della sua gioventù in tutto il mondo, non a conquistare ma a liberare, non a terrorizzare ma ad aiutare. Grazie alla martellante e danarosa propaganda che ha bombardato il mondo per sessant’anni, l’opinione pubblica ha, in linea di massima, recepito e fatta propria, come verità di fede, questa oleografia storico-militare, tanto che nessuno ha mai pensato di sottoporre a verifica il comportamento reale degli arcangeli della libertà e della democrazia."(9)

manifesto RSI

Manifesto della RSI

gilgamesh58 


approfondimenti:


(1) Gianluca Di Feo: Sicilia 1943, l' ordine di Patton: «Uccidete i prigionieri italiani» “Corriere della Sera” 23 giugno 2004. 
Lo stesso articolo è riportato anche a questo indirizzo

(2) Andrea Augello: UCCIDI GLI ITALIANI - Gela 1943- La Battaglia dimenticata - 2009 Mursia Editore 

(3) Rick Atkinson: THE DAY OF BATTLE-The War in Sicily and Italy, 1943-1944 - Pub Date: October 2007 - Il libro è il secondo volume della trilogia scritta dal premio Pulitzer  R. Atkinson sulla guerra in Europa. 

(4) Giovanni Bartolone: LE ALTRE STRAGI -  Le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944, 2005, Tipografia Aiello & Provenzano Bagheria ( PA ), Italy, 2005  
vedi a questo indirizzo la recensione del libro

(5) breve biografia del generale Patton

(6) altra recensione del libro di Giovanni Bartolone

(7) Brescia oggi 25 novembre 2004: 
-Articolo sui caduti bresciani nella strage.
-Intervista a Gianfranco Ciriaco

(8) Camera dei deputati Interrogazione a risposta scritta 4-10366 presentata da GENNARO MALGIERI mercoledì 30 giugno 2004

(9)Gianfranco Ciriacono: LE STRAGI DIMENTICATE